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giovedì 3 febbraio 2011

Qualche notizia positiva dall'Egitto! - Settore Immobiliare e Turismo -

Non voglio annoiarvi con un riassunto della cronaca degli ultimi giorni perchè avrete sicuramente letto i giornali e visto i tg.

In merito alla situazione politica del Paese, posso solo dire...attendiamo!

Da una parte capisco Mubarak che, dopo 30 anni di governo e dopo quello che ha fatto per il Paese (non possiamo negarlo), non intende lasciare il suo posto fino a settembre; dall'altra, però, per il bene del Paese e del mondo, mi schiero anch'io con chi auspica la sua uscita di scena prima delle prossime elezioni, in modo che tutto possa ritornare alla normalità quanto prima.
Esperti di tutto il mondo sostengono che il nuovo governo sarà comunque moderato, democratico, avrà in ogni caso l'appoggio degli Stati Uniti e garantirà una continuità nello sviluppo del Paese.

Gli esperti tra l'altro, non sono preoccupati per una eventuale protratta instabilità politica. Ed io concordo, proprio perchè gli interessi dell'Occidente per questo Paese ed in questo Paese sono talmente elevati che, a dispetto delle proteste e delle rivolte, la situazione riprenderà comunque la direzione giusta in un lasso di tempo ragionevole.

E sono convinta che, alla fine, l'Egitto ne uscirà più forte e soprattutto più stabile, tornando a far risplendere e a far apprezzare le sue caratteristiche uniche ed  insostituibili.

Segnali positivi arrivano da autorevoli fonti di informazione del settore immobiliare (Overseas Property Professional) nonchè dagli stessi colleghi di tutta Europa, che si considerano "tranquilli" nonostante la situazione in cui versa l'Egitto in questi ultimi giorni. Basti pensare che un collega italiano che lavora in Egitto, con cui sono in contatto e che opera nelle principali località del Mar Rosso,  ha concluso due vendite negli ultimi cinque giorni, segno che nonostante tutto l'attività immobiliare continua.

Tarek el Saadi, presidente di un importante gruppo immobiliare di Sharm El Sheikh, dice "l'Egitto dipende dal turismo, è una delle fonti di reddito più importanti per il Paese e non possiamo permetterci che venga meno".

El Saadi sostiene inoltre che i prezzi non incorreranno in forti diminuzioni, in quanto sono già al loro minimo per via della recessione che ha colpito tutto il mondo.

"Quando tutto questo sarà finito, e quando salirà un governo democraticamente eletto, ritengo assisteremo ad un sensazionale aumento dei prezzi - il saggio investitore dovrebbe entrare in gioco ora, che i prezzi sono ancora bassi".

"Abbiamo avuto solo due cancellazioni da parte di due investitori nelle ultime settimane, ma ritengo non verranno annullate tante vendite per il prossimo futuro, anzi, saranno numerosi gli investitori che approfitteranno dei prezzi attuali e dei tassi di cambio favorevoli."

"Ovviamente le persone sono colpite da ciò che vedono in TV e nemmeno io andrei al Cairo per il momento."

Ma in Egitto il Mar Rosso rimane oggi il posto più sicuro dove recarsi.

Sembra che la posizione più rigida sia stata adottata dai tour operator italiani, che hanno annullato diversi viaggi per il Mar Rosso, ma il resto dell'Europa sembra aver annullato le sole prenotazioni per il Cairo e Luxor, mentre hanno mantenuto "attivi" i viaggi nel Mar Rosso.  

Grandi tour operator come Thomas Cook e Thomsons stanno infatti offrendo ai propri viaggiatori che avevano programmato una vacanza al Cairo e a Luxor, la possibilità di scegliere invece una vacanza nel Mar Rosso. Da un certo punto di vista, anche se può suonare strano, le difficoltà stanno portando delle opportunità nel Mar Rosso, in quanto migliaia di turisti sono stati dirottati nei resort di Sharm, Hurghada e Marsa Alam: lì non ci sono state conseguenze e l'atmosfera rilassata e divertente delle vacanze regna sempre sovrana.

venerdì 28 gennaio 2011

La situazione in Egitto

Riprendo la domanda che un lettore e diversi investitori hanno giustamente posto: che impatto avranno le proteste in Egitto?

Dopo un'attenta analisi della stampa egiziana ed internazionale, queste sono le mie considerazioni esposte mercoledì 26 gennaio , confermate tra l'altro lo stesso mercoledì e giovedì da fonti di comunicazione come Reuters:

"E' bene a mio avviso precisare che Tunisia, Algeria ed Egitto sono tre paesi piuttosto differenti tra loro percui l'impatto di queste rivolte sarà diverso per ogni paese.

Parlando dell'Egitto bisogna valutare le motivazioni delle rivolte e chi le sta compiendo.

Le rivolte sono state messe in atto da un folto gruppo di giovani attivisti che protestano per la carenza di lavoro giovanile e perchè vogliono un aumento del salario minimo; protestano contro le misure repressive messe in atto dalle forze di polizia nell'esercizio del loro lavoro; contro la corruzione; contro il governo Mubarak, che considerano dittatoriale e soppressivo della libertà di espressione di altri personaggi politici.

Insomma protestano per una pura ideologia, e questo è confermato anche dal fatto che, anche se nelle rivolte c'erano dei giovani componenti della "Fratellanza Musulmana", l'organizzazione non ha minimamente incitato la partecipazione alle proteste.

Ritengo che il governo egiziano si prodigherà, anzi dalle ultime notizie della stampa egiziana (non italiana, lo preciso) lo sta già facendo, al fine di studiare delle riforme a favore del popolo e dar così corso alle richieste degli attivisti.

Inoltre ricordiamoci che gli Stati Uniti, che hanno forti interessi con l'Egitto, si sono già attivati fornendo un aiuto diplomatico al governo. L'Egitto è troppo importante per loro e non possono permettersi di perdere un tale appoggio, percui faranno del loro meglio affinchè tutto si risolva in breve tempo.

E non trascureranno nemmeno l'aspetto politico del paese. Oggi è troppo presto per fare previsioni, in ogni caso gli interessi in ballo sono tanti ed elevati sia per l'Egitto, che per gli Stati Uniti, e questi ultimi si adopereranno affinchè il risultato delle elezioni andrà anche a loro favore.

Per quanto riguarda le influenze di questa situazione, ad oggi si è avuto un impatto sulla borsa egiziana, che ha registrato un calo, e sulla valuta. Ma sono ancora tutti in attesa di vedere gli sviluppi della situazione, che alcuni sostengono finirà in una bolla di sapone.

Probabilmente il turismo subirà una contrazione, ma secondo me limitatamente alle zone "calde", mentre le zone del Mar Rosso (Sharm, Hurghada e Marsa Alam) - non coinvolte nelle rivolte - secondo me manterranno pressochè inalterate le presenze.

In ogni caso, vorrei riportare alla mente quanto successo dopo l'attentato a Sharm nel 2005: l'impatto sul turismo, nel suo complesso, è stato minimo e limitato nel tempo.

Io sono fiduciosa, e sono convinta che la situazione in Egitto si risolverà positivamente."

Come dicevo varie ed autorevoli testate giornalistiche confermano la mia tesi e sono stati pubblicati i primi articoli (fonte Reuters) sull'impatto che le proteste in Egitto avranno sul turismo, principale (e forse unico!) aspetto che può influire sull'investimento immobiliare in Egitto.

Innanzitutto ci tengo a ricordare che le proteste non coinvolgono l'intero Egitto, come erroneamente presentano i tg italiani, bensì sono concentrate al Cairo, qualcuna a Suez e si è registrato un episodio isolato a  Sallum, città al confine con la Libia, e non hanno raggiunto le zone turistiche.

Facciamo una prima analisi: QUANTO E' IMPORTANTE IL TURISMO PER L'EGITTO?

- premettendo che il PIL dell'Egitto è di oltre il 5% (da fare invidia a noi italiani ed europei), il turismo rappresenta l'16% della produzione interna lorda (dato registrato nel 2009, mentre i dati del 2010 dimostrano che la percentuale è aumentata sino al 20% grazie all'introduzione di nuovi voli da parte delle compagnie low cost).
Preciso che il mercato immobiliare rappresenta circa il 9% della produzione interna lorda;

- fornisce 1/8 delle opportunità di lavoro nel più popoloso paese arabo;

- nel 2009 sono stati registrati 12.5 milioni di turisti, mentre solo al primo trimestre 2010 è stato registrato un aumento delle affluenze del 29%. Nel 2009 il turismo ha registrato entrate per 10.8 miliardi di dollari, e solo a settembre 2010 ha registrato entrate per 9 mld di $;

- il turismo è la fonte primaria di introiti provenienti dall'estero.

Ecco cosa scrive Reuters:

"DOVE E' MAGGIORMENTE CONCENTRATO L'AFFLUSSO TURISTICO IN EGITTO?

- Le maggiori località turistiche sono ben lontane dalle città protagoniste delle rivolte di questi giorni.

- Le località del Mar Rosso sono quelle che attraggono il maggior numero di turisti.

- Anche il Museo Egizio e le Piramidi di Giza, ubicati nei luogi dove si sono svolte le proteste, attraggono molti turisti

- Famose sono anche le località più a sud, come Aswan e Luxor

- I turisti provengono maggiormente da Italia, Russia, Francia, Germania, Gran Bretagna (e Polonia, aggiungo io)

LE SOCIETA' TURISTICHE SONO PREOCCUPATI PER LE PROTESTE?

- Hamed El Chiati, presidente del colosso egiziano Travco ha detto: "considerato il fatto che la dimostrazione basa su motivazioni pacifiche, non credo avrà alcun impatto negativo. A patto che, ovviamente, le dimostrazioni abbiano un termine."

- Un rappresentate di Thomas Cook UK e Irlanda ha detto: "continuiamo a monitorare la situazione in Egitto e siamo in costante contatto con il ministro dei esteri britannico. I nostri esperti sul posto ci hanno assicurato che le dimostrazioni non hanno in alcun modo avuto ripercussioni in nessuna località del Mar Rosso".

COME HA REAGITO L'INDUSTRIA DEL TURISMO AI PRECEDENTI EPISODI?

- L'industria ha piuttosto sofferto dopo il fatto dei 58 turisti uccisi a Luxor nel 1997, ma dall'epoca si è "temprata" molto bene.

- L'11 settembre, la seconda intifada palestinese, gli attentati accaduti tra il 2004 e il 2006 hanno tutti avuto come conseguenza una temporanea diminuzione delle affluenze turistiche, da cui il settore si è ripreso molto bene ed in fretta.

- Le proteste non saranno una motivazione così forte da dissuadere i turisti a recarsi in Egitto. Ma potrebbe essere che le notizie sui giornali sui disordini in Tunisia, Libano o altrove nel Medioriente, aiutino alcuni turisti a propendere momentaneamente per mete meno presenti sui titoli di giornali."
Questo è quanto dice Reuters.

Le ultime notizie riportano la posizione degli Stati Uniti: Obama e la Clinton stanno spingendo il presidente Mubarak ad adottare una serie di riforme che incontrino le richieste dei dimostranti.

E sapete anche cosa vi dico? Nell'ipotesi un domani entrasse al governo l'attuale opposizione, la fratellanza musulmana, o ancora El Baradei, in primo luogo sarebbero comunque moderati e non estremisti e non cambierebbe poi tanto rispetto al governo Mubarak; in secondo luogo l'entrata al governo di un nuovo partito perchè mai dovrebbe avere ripercussioni sul turismo? E' come dire "se torna al governo la sinistra, non vado più in vacanza in Italia".
Ricordiamoci che la fratellanza musulmana è presente dal 1928, costituisce in Egitto una formazione politica che si richiama al dovere di fedeltà ai valori islamici tradizionali, rifiuta la lotta armata e solo grazie a Mubarak ha potuto partecipare alle elezioni.

Come ultima considerazione, vi invito a riflettere sulla, a mio avviso, intelligente dichiarazione rilasciata dal Ministro degli Interni egiziano Habib al-Adli: "Il sistema dell'Egitto non è debole. Siamo un grande Stato, la cui amministrazione è supportata dal popolo. Saranno i milioni che decideranno il futuro della nazione. La nostra nazione è stabile e non sarà scossa da tali azioni."
Perciò, ribadisco, sono fiduciosa.

E se qualche investitore mi chiede se è il caso di preoccuparsi per il suo investimento, rispondo tranquillamente di NO.

E se qualche potenziale investitore mi chiede se è il caso di investire ancora in Egitto, rispondo tranquillamente SI.

Per qualsiasi cosa sono a disposizione anche via mail! info@dolcecasaitaly.com